A.N.P.I. Domenica 2 Marzo

L'A.N.P.I. di Chieri ha organizzato una visita nei luoghi dove caddero alcuni partigiani tra marzo-aprile 1945.
Lo faranno per portare un fiore, lo faranno per ricordare.
Si andra ad albugnano, Berzeno San Pietro, Castelnuovo Don Bosco, Moncucco, Barzano San Pietro.
Noi parteciperemo e invitiamo tutte/i le/gli antifasciste/i di chieri a farlo.
il ritrovo è alle h9.30 a Porta Garibaldi (monumento degli alpini).
per problemi ed informazioni: 011 811.22.53
I partigiani morti combattendo i fascisti devono essere ricordati.

figli di nessuno

ieri giovedi 21 c'è stata al punto macrobiotico di chieri (Strada Andezeno, 39/41 011 9427337)
una gran bella cena. Non solo si è mangiato un sacco di cose ottime spendendo 5euro, ma abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare Giuseppe Gastaldi, presidente dell' ANPI di chieri.
Ha parlato della sua vita da bambino, della scelta alla clandestinità all'età di 16 anni. Degli arresti subiti, delle condanne a morte, della liberazione di chieri e del torinese. tutto questo con la passione e la forza di sempre.
Ci siamo lasciati intonando bella ciao. il sig. Gastaldi ci ha detto però che durante la resistenza usavano cantare quest'altra canzone, che non conoscevamo. ve la scriviamo, sperando di ricordarcela giusta.

G.Gastaldi ha perso molti compagni in guerra. Compagni di cui è rimasto solo il dolore dei parenti e lapidi per ricordarli. Il giorno della memoria quelle lapidi sono state inbrattate con svastiche e croci celtiche.

Onoriamo tutti i compagni caduti e invitiamo i chieresi a partecipare il 25 Aprile al corteo e alle successive iniziative.

Nell'italia dove D'Alema va a braccetto con Fini, dove a Torino si chiede di dedicare una via ad Almirante,
dove crescono le sezioni di forza nuova facendo finta di niente, se è possibile ancora la resistenza, noi resistiamo.
il cubo è antifascita.

figli di nessuno

Figli di nessuno, che noi siam...
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.

Siamo nati chissà quando,
chissà dove, allevati dalla pura carità;
senza padre senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli in libertà.

Noi viviamo fra i boschi
sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.

Le ragazze d'oggi
son smorfiose,
cercan tizio, cercan caio,
mille cose in quantità.

Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar e dominar,
figli di nessuno che noi siam,
anche a digiuno sappiam sparar.

morti di freddo


In italia nel 2008 sono morte di freddo 4 persone dall'inizio dell'anno.
Rodzosky e Michele e altri 2.
Altri due perchè per i giornali non hanno nome, sono barboni.
Chi muore di freddo muore perché, per la società, non è niente.
è questa la dura realtà;
un pugno in pancia per tutti.
quando sapremo i nomi degl'altri due ve li scriveremo.
fosse solo per sapere quali erano.
il nome cazzo, almeno il nome.

palestina libera

Antisemitismo: la solita, indegna accusa.

Non è la prima, e non sarà l’ultima volta, che avviene: chi osa protestare contro Israele, l’occupazione illegale dei Territori palestinesi, la punizione collettiva di un milione e mezzo di persone innocenti, i quotidiani crimini di guerra commessi dal suo esercito è destinato a sbattere contro la trita e ritrita accusa di antisemitismo, la clava usata dagli apologeti di Israele per tacitare la libertà di critica contro l’operato di questo Stato-canaglia.

E tuttavia fa davvero impressione la generale levata di scudi contro il boicottaggio proposto alla partecipazione di Israele come ospite d’onore alla prossima Fiera del Libro di Torino, questo vociare becero e scomposto che, a partire dai quotidiani a maggior diffusione in Italia come il Corsera e La Repubblica, arriva addirittura ad accostare questa legittima, civile e pacifica dimostrazione alle leggi razziali italiane, all’odio antiebraico, all’antisemitismo.

Così come lascia sgomenti il fatto che queste anime belle si dimostrino, al contempo, indifferenti al trattamento a cui è sottoposta la popolazione della Striscia di Gaza, lasciata senza luce, senz’acqua, senza medicinali, affamata, massacrata.

Ed è davvero insopportabile, a breve distanza dalla ricorrenza in cui siamo chiamati, come ogni anno, a commemorare la Shoah e a batterci il petto gridando “mai più!”, che il cinismo e l’ipocrisia dei media e della politica di casa nostra giudichi assolutamente giustificata, se non opportuna, la condanna dei Palestinesi di Gaza a vivere nelle miserevoli condizioni di un campo di concentramento, dove, a somiglianza del campo di cui narra il film “Schindler’s List”, si rischia ogni giorno di morire per la casualità di un colpo di cannone o di un missile targato Israele.

In questo senso, mi pare opportuno segnalare il bell’articolo di Paola Canarutto recentemente apparso su Il Manifesto.



Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just Peace, ho presentato all'Oms, a Ginevra, la nostra lettera contro l'assedio di Gaza.

Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio dell'elettricità agli ospedali, sollecitandoli a trattare anche della mancanza di acqua potabile e dello sfascio delle fognature.

Poiché sono medico, ho suggerito di denunciare anche la carenza di cibo e l'impossibilità di scaldare le case (mentre Israele minaccia di far mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce alla salute.

L'alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni sono sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei comitati.

Tornando a casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra per dire all'Oms che la fame è nociva!
Alla riunione con gli organizzatori della Fiera del Libro, il consigliere regionale Chieppa del Pdci, il Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino ed io avevamo chiesto di porre gli scritti palestinesi sullo stesso piano di quelli israeliani.

La risposta è stata un No secco.

Al governo israeliano, la Fiera serve da autocelebrazione, per far dimenticare le atrocità compiute. Parteciparvi, anche con spirito «critico», vuol dire stare al gioco.

Non basta far credere al mondo intero che Yehoshua (che vuole il muro), Oz e Grossman siano pacifisti: ad Israele, gli oppositori servono per dimostrare la propria «democraticità». Non si finisce in carcere perché si è di B'Tselem. Halper può manifestare per i palestinesi: lui, non lo arrestano.

Chi è arrestato, torturato e ucciso senza processo, sono gli abitanti dei Territori Occupati, coloni esclusi: sono quelli della «razza» e della religione «sbagliata». Ma, poiché questi non hanno la cittadinanza, Israele si proclama «democratico». Lo è persino con i cittadini non ebrei. Sempre che non mettano in causa l'ebraicità dello stato: in tal caso, se sono importanti, rischiano di finire come Bishara, accusato - con una scusa - di tradimento, onde il suo partito, il Balad, finisse allo sbando (come puntualmente è avvenuto); o, se non lo sono, come i palestinesi cittadini israeliani, uccisi dalla polizia all'inizio dell'Intifada. Per queste uccisioni, Israele ha deciso che nessun poliziotto sarà processato.

Lo sterminio degli ebrei è un crimine incomparabilmente più grave della nakba. Ma Israele ne usa il ricordo, non per rifiutare alleanze con fascisti e simili (che dire dell'alleanza con il regime di Videla? del viaggio di Fini? dell'amicizia di Berlusconi, al governo con una Lega razzista?), ma per cacciare i palestinesi.

A compiere lo sterminio furono tedeschi (e polacchi, italiani, etc.): non palestinesi. Responsabili della nakba, invece, furono coloro che vollero uno stato a maggioranza ebraica, e chi li sostenne (Stalin compreso). I palestinesi funsero da capro espiatorio, come dalle prescrizioni del Levitico: quello su cui scaricare i peccati, prima di mandarlo a morire nel deserto. Peccati, notare, non compiuti affatto dal capro (Lv 16, 10.21s.).

La levata di scudi contro il boicottaggio della Fiera suona male: si prese una posizione analoga nel 2006, quando Israele, con gli Usa e l'Unione Europea (anche l'Italia, cioè) boicottarono i palestinesi, per il voto a Hamas?

Allora, nei Territori Occupati, chiusero scuole ed ospedali: i dipendenti non erano pagati. Durante la prima Intifada, Israele aveva chiuso - per anni – scuole e università palestinesi.

Il rettore dell'università di Al-Quds, Nusseibeh, è in ottimi rapporti con Israele: ha firmato un'iniziativa di pace con Ayalon, ex capo dei servizi segreti. Ciononostante, dentro l'università c'è il muro; per entrare e uscire, gli studenti devono passare un posto di blocco. Stante il muro e i checkpoint, occorrono ore per raggiungere, da Betlemme, l'università di Al-Quds; e sono pochi chilometri.

Questi, va da sé, non rientrano fra i boicottaggi culturali: il mondo – diversamente da Parlato – non considera i palestinesi i nuovi ebrei.

I dirigenti della Fiera hanno tenuto a dirci che questa è fortemente sostenuta dalle autorità istituzionali del Piemonte, sindaco di Torino incluso.

Un paio di anni fa, il Comune di Torino aveva fatto sì che diverse organizzazioni scrivessero un testo per insegnanti («Israele/Palestina. Palestina/Israele». Sussidio Informativo, edito dalla Città di Torino e dal Coordinamento di Comuni per la Pace).

Del libretto, dichiaratamente per la non violenza, avevo preparato il capitolo sui movimenti pacifisti israeliani. Quando lo presentammo, nel settembre 2006, il presidente della comunità ebraica insorse. Ad un incontro successivo, invece, non sono stata invitata. Mi dicono che è andato dal sindaco l'ambasciatore israeliano, per spiegargli l’«inopportunità» del testo, perché «non equidistante».

Risultato: il librino è sparito. Nemmeno chi ha scritto il libro sa se il Comune l'ha mandato al macero, o se ne ha sepolto le copie in un ripostiglio, scelto fra quelli più abitato dai topi.
Per molti, non si può chiedere ad un evento letterario, come la Fiera, di essere «equilibrata». Ma se un testo non piace all'ambasciatore israeliano, basta l'accusa di mancato equilibrio perché il Comune si faccia piccolo piccolo, chieda scusa, e nasconda il libro.

È chiaro che in questo caso non si parla di «censura», di «inutilità» di un boicottaggio antidemocratico. Non s'ha da boicottare Israele: chi lo fa rischia di essere definito «antisemita», magari «nazista». Far scomparire un testo, e (più grave) impedire ai palestinesi di andare a scuola, non è boicottaggio culturale. È normale «democrazia» israeliana (esportata, almeno in un caso, anche qui da noi). E, per Parlato, gli ebrei israeliani sono diversi dai sudafricani bianchi. È vero. Sono peggiori: in Sudafrica lo scopo era di sfruttare i neri, non di espellerli.

Libri di strada



Quanto costa un libro al giorno d’oggi?

Si arriva a spendere anche 20 0 30 euro.

Questo significa che chi non se lo può permettere non legge.

Il collettivo “Spazi autonomi” il sabato mattina mette a disposizione libri per le tasche di tutti. .

Li abbiamo presi nelle nostre case, altri sarebbero stati buttati. Altri ce li hanno donati, altri li abbiamo comprati.

I soldi che vi chiediamo sono un offerta con cui ci date la possibilità di comprare nuovi titoli per continuare questa piccola esperienza di autogestione dal basso.

Libri di tutti per tutti.

Se avete libri di cui volete liberarvi o che volete donarci

portateceli tutti i sabati mattina al centro di documentazione “il cubo” in piazza Dante o chiamate lo

011 9414926(Simone).

Contro il consumismo che vuole buttare i libri invece di farceli scambiare,

rimettiamo in circolazione il sapere a prezzi popolari.

A ciascuno secondo i suoi bisogni, ciascuno secondo le sue possibilità.

Centro di documentazione “Il cubo”

piazza Dante n0.

Le riunioni sono il lunedì alle 21.30

MICROMEGA PROMUOVE QUESTO APPELLO: FATE CIRCOLARE!


Per sottoscrivere la lettera-appello:
<http://www.firmiamo.it/liberadonna>www.firmiamo.it/liberadonna

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,

ora basta!

L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata
bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente
intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico
di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da
assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti
ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la
quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono
tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso,
oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate –
hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne
di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e
bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza,
mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò
non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che
la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione.
Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che
condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito
provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne,
faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e
l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano
espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare
l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di
esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in
tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba
aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce
l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di
contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento
dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati
programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e
rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di
una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).

Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più
disposte a compromessi.

PRIME FIRMATARIE:

/Simona Argentieri//Natalia Aspesi//Adriana Cavarero//Isabella Ferrari//Sabina Guzzanti//Margherita Hack//Fiorella Mannoia//Dacia Maraini//Alda Merini//Valeria Parrella//Lidia Ravera//Elisabetta Visalberghi/
Per sottoscrivere la lettera-appello: www.firmiamo.it/liberadonna

OMICIDIO ALDROVANDI




Ferrara, febbraio 2008 - Spunta un video di dodici minuti registrato dalla Polizia Scientifica quando Federico era già cadavere, ma ancora disteso sull'asfalto, che aggiunge altro orrore alla tragica vicenda di Ferrara del 25 settembre 2005. Quel giorno appunto, come ormai tutti sanno Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni viene ucciso senza motivo o forse bisogna ancora dire, viene trovato morto dopo un intervento della polizia. Queste immagini che verranno dibattute nell'udienza del 13 Febbraio sono girate prima dell'arrivo del medico legale (alle 9.30), e sono state acquisite durante il processo a carico di quattro agenti accusati di omicidio colposo. Le immagini documentano la scena del delitto si vedono una decina di poliziotti, si vede il volto tumefatto di Federico, le sue mani livide e sporche, il suo telefonino su una panchina molto distante dal suo corpo.

Non c'è la pozza di sangue accanto al suo volto, non ci sono manganelli rotti nelle vicinanze, e neanche il portafoglio di Federico. Elementi che nella ricostruzione portata dagli avvocati della famiglia di Federico, contrastano nettamente con le fotografie scattate dal medico legale dove il ragazzo lo vediamo poggiato vicino ad una grande macchia di sangue, e dove il suo portafoglio appare nella tasca del giubbotto, con i jeans slacciati mentre nel video appaiono ben allacciati. E inoltre i manganelli rotti durante la colluttazione tra gli agenti e il ragazzo, che compiono solo il pomeriggio in questura. Ancora ombre sui dialoghi del video che forse collegati a una telefonata, sembra che indichino di un colloquio con un magistrato e che se accertati chiarirebbero perché il pm di turno quella mattina non andò sul luogo del delitto. «Si è ammazzato da solo». «Qui ci vuole la benzina». Altre frasi, rumori e perfino risate di chi forse si credeva inattaccabile perché poliziotto.

Ma inattaccabili per questo caso lo sono sempre meno. E questo grazie ad una madre che sulla morte del figlio ha voluto vederci chiaro. Si è fatta protagonista, si è creata un blog, ha costruito intorno a lei una rete fatta di amici di Federico, fatta di madri che avevano già vissuto la sua esperienza, fatta di movimenti che hanno saputo ascoltarla. E così un semplice blog di protesta è diventato una grandissima manifestazione il 23 Settembre 2006, e così un caso già archiviato e adeguatamente insabbiato è tornato alla cronaca. Come alla cronaca deve tornare la legge Reale che da decenni in questo paese che permette l'incolumità dello Stato quando si fa assassino.

da infoaut.org


Sito Internet: federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

«Non siamo pentiti». Valsusini in piazza il 13 febbraio

Sulla scia dell’attacco ai No Tav del Corriere di lunedì scorso, dove Alessandra Mangiarotti parlava di un dietrofront [falso] dei No Tav, oggi Pietro «talpa» Lunardi, ex ministro delle infrastrutture, rincara la dose dalle colonne de «il Giornale».
«Siamo di fronte ad un pentimento diffuso e, soprattutto, alla generale ammissione di strumentalizzazione diffusa da parte di schieramenti fondamentalisti che, in modo vergognoso, in questi ultimi due anni hanno gestito ed utilizzato questi cittadini che, finalmente, cominciano a comprendere quanto grave sia stata questa azione di blocco ad un investimento che invece sarebbe potuto diventare la vera chiave di sviluppo della Val di Susa», scrive Lunardi.
La realizzazione della Tav era ritenuta strategica dall’ex governo Berlusconi e da Lunardi che l’aveva inclusa nella lista delle «opere strategiche» della legge obiettivo. Nel 2002 la Rocksoil, una delle principali società italiane di geoingegneria, di cui Lunardi era il maggiore azionista, era stata incaricata della progettazione del tunnel della Tav.
Oggi l’ex ministro difende la sua creatura prendendo un grosso abbaglio. I valsusini infatti non si sono mai «pentiti» e il 13 febbraio in concomitanza con il tavolo politico sulla Tav a Roma manifesteranno a Condove [ore 16,30] «per ribadire a tutti il nostro fermo e deciso No Tav».

BOICOTTA LA FIERA DEL LIBRO 2008!

BOICOTTA LA FIERA DEL LIBRO 2008! Occupata la sede della Fondazione_

|TORINO 5.2|Contro la presenza di Israele come paese ospite alla Fiera del libro di Torino è stata occupata questa mattina la sede della segreteria organizzativa in via Santa Teresa 15 a Torino. Una ventina di compagni e compagne del network antagonista Torinese è entrato negli uffici della Fondazione intorno alle 11.00 occupandoli, esponendo striscioni e bandiere della palestina fuori daile finestre. Le forze dell'ordine sono intervenute bloccando l'accesso ai giornalisti, invitati per una conferenza stampa. L'occupazione si è infine conclusa alle h 13.30 con una conferenza stampa nella stada antistante la sede della Fondazione.



La richiesta è di annullare l'invito ad Istraele come paese ospite alla Fiera , ed è stata lanciata la campagna di boicottaggio e mobilitazione che vedrà:

- UN CORTEO NAZIONALE IL 29 MARZO PER RICHIEDERE LA REVOCA DELL'INVITO AD ISRAELE
- UN CONVEGNO SUL SIONISMO E LA NAKBA DEL 1948 IL 9 MAGGIO
- UN CORTEO NAZIONALE IL 10 MAGGIO IN SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE
- UN CONTRO-SALONE DOVE VERRANNO OSPITATI GLI EDITORI SENSIBILI ALLA LOTTA PALESTINESE, CON EVENTI, CONFERENZE E DIBATTITI
- BOICOTTAGGIO E AZIONI DI DISTURBO DELLA FIERA

http://www.infoaut.org/news.php?id=1134


fiera del libro

Facciamo fatica a tenerci aggiornati. Le cazzate in questa Italia vengono sparate così velocemente che uno non ha la forza neanche di tirare il fiato. Mentre Chiampapupu e Frassino si ergono a paladini del dialogo(il loro) della cultura(la loro) e criminalizzano tutti gli altri (questo da voi due non ce l'aspettavamo proprio!!!) qualche parola di ragione. Parole che ci ricordano, per fortuna, che non siamo ancora completamente folli.



Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo credo si debba discutere. L'invito a Israele - che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già stato avviato per avere ospite quest'anno l'Egitto - è oggetto di un boicottaggio politico, perché politica è l'iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi boicottatori, di voler «imbavagliare» gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice.

Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull'invito al Papa a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla Fiera è lo stesso.

Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant'anni di vita festeggiando l'anniversario con il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di bantustan nel triste ricordo dell'apartheid sudafricana), una politica di continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia etnica. E' questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso «pacchetto» anche alla Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino).

Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è forse l'aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo all'Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si riuniscono nell'associazione «Ebrei contro l'occupazione») rifiuta di accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta «gli ebrei» (PG Battista) e dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente L'industria dell'Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per giustificare l'attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei «boicottatori» nega il diritto di Israele all'esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948; proprio da quell'Onu di cui Israele, negli anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.
Gianni Vattimo

Contro la 194, direttamente da Roma


All'indomani della stesura del documento firmato da un gruppo di professori delle facoltà di Medicina delle università di Roma. Un testo nel quale si sostiene che nel caso in cui un feto nasca vivo dopo un'interruzione di gravidanza, il neonatologo deve intervenire per rianimarlo anche senza chiedere l'autorizzazione alla madre. A riaccendere la discussione sulla legge 194, arriva anche l'appello anti-aborto di Benedetto XVI.

E' da un pò di tempo che le varie lobby legate al vaticano(Scienza e Vita, Ferrara, i Teodem, la quasi nata Rosa bianca, i promotori del Family day etcetc), stanno cercando in tutti i modi di cambiare o abrogare la legge 194 sull' aborto. Con la scusa della moratoria sulla pena di morte secondo loro ci dovremmo fermare a riflettere dell "assassinio" di così tante persone.
Milioni,miliardi secondo loro.
Alcuni punti,scusate la superficialità:
1 si toglie il diritto della madre di scegliere in piena libertà e lo si dà al medico.
2 ci si accanisce su un feto che non sopravviverebbe qualche minuto senza trattamenti intensivi ed invasivi
3 nonostante tutti gli sforzi quasi sicuramente il feto morirebbe o avrebbe gravi malformazioni
4 verrebbero utilizzate enormi risorse del nostro già dissestato sistema sanitario, togliendole a chi persona già è. La gente muore nelle corsie perchè non c'è un letto e noi dovremmo usare milioni di euro per un fantomatico "diritto alla vita" di chi persona non è ancora, togliendolo a chi persona già è(la coperta è corta e se dai a qualcuno devi togliere a qualcun'altro).
è uno spreco di denaro pubblico, una violenza sulla donna e un aumentare la sofferenza nel mondo in modo ingiustificato.
ma d'altronde la sofferenza serve per avvicinarci a dio, quindi...
la Chiesa Cattolica Romana che da quasi 2000 anni fa accordi con i peggiori dittatori della storia ( mussolini e hitler solo per rimanere in casa) poi langue per queste "povere creature".
ipocriti dall'inizio alla fine.
naturalmente la chiesa dimentica le varie libertà democratiche, esempio la libertà di scelta.
nessuno deve essere obbligato ad abortire, nessuno deve essere obbligato a non abortire.
Con il pretesto della sacralità della vita si arrivano a giustificare le peggiori sofferenze fisiche e morali. il principio di sacralità della vita, conseguenza di assurdi dogmi di fede(di UNA fede, non della fede) è quanto c'è di più lontano dalla vita stessa.
E' buffo doversi ascoltare pipponi moralistici dal capo(pastore, perdon!) di quella chiesa che nella sua storia ha imposto il suo potere con il fuoco le spade e le pinze.
davvero buffo.
La chiesa romana storicamente ha sempre avversato i movimenti di emancipazione democratici( es. diritti umani); non ce ne stupiamo. stupisce invece come migliaia di uomini e donne di sinistra o semplicemente democratici caschino ancora sulla favola vaticana.

filippine

Olanda - 29.8.2007
L’Olanda arresta il fondatore dell’Npa
Arrestato a Utrecht, dove viveva in esilio dall’88, il leader comunista filippino José Maria Sison


José Maria Sison, intellettuale marxista di 68 anni, è il fondatore del Partito comunista filippino (Ccp) e del Nuovo esercito popolare (Npa), movimento guerrigliero attivo fin dagli anni ’70 nonostante una dura repressione militare che ha causato finora circa 90 mila morti. Dopo aver passato nove anni nelle carceri militari filippine sotto la dittatura di Ferdinand Marcos, nel 1988 si era rifugiato in Olanda. Nel 2002 era stato inserito nelle liste dei terroristi internazionali di Stati Uniti e Unione europea.
Oggi la polizia olandese ha fatto irruzione nella sua casa di Utrecht e lo ha arrestato, pare con l’accusa di essere il mandante di due omicidi politici avvenuti nelle Filippine nel 2003 e 2004. Gli agenti hanno anche perquisito gli uffici olandesi del Fronte Nazionale Democratico (Ndf) di cui Sisòn era capo consigliere politico, sequestrando computer e documenti.
La presidentessa filippina Gloria Macapagal-Arroyo ha commentato l’arresto parlando di “un gigante passo verso la pace, una vittoria della giustizia e dello stato di diritto”.
“Un arresto illegale” basato su “nuove false accuse” contro Sison, secondo Il Partito Comunista Filippino e il Fronte Nazionale Democratico, “fabbricate dal governo Arroyo per rovesciare le recenti vittorie legali di Sisòn: il mese scorso la Corte Suprema filippina lo aveva scagionato da ogni accusa e subito dopo il Tribunale Europeo di Primo Grado aveva criticato e annullato l’inclusione di Sison nella lista dei terroristi”.
In un’intervista* realizzata a Utrecht solo pochi giorni fa, Sison aveva dichiarato a PeaceReporter:
“Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stato inserito nelle ‘liste nere’ statunitense ed europea dei terroristi internazionali. E lo sono ancora oggi, sebbene a luglio il Tribunale Europeo di Primo Grado si sia chiaramente espresso per la mia cancellazione dalla lista nera dell’Ue. Io sono un comunista, non un terrorista: i governi europei sbagliano a seguire la linea Bush per cui tutti i movimenti rivoluzionari e anti-imperialisti sono terroristi. Mi sono sempre opposto con forza sia al terrorismo di gruppi come al-Qaeda o Abu Sayyaf che al terrorismo di Stato degli Usa e di altre potenze che opprimono con lo sfruttamento economico e uccidono migliaia di persone con le loro guerre di aggressione”.
dal sito www.peacereporter.net
Enrico Piovesana

palestina

VENERDì 1 FEBBRAIO h21
serata in solidarietà con il popolo palestinese
presso il Centro di documentazione CUBO p.zza Dante CHIERI (TO)

interverranno: IVANO CASALEGNO (tesista sulla questione demografica di Gerusalemme)
KUTAIBA YOUNIS (membro dell' Udap)



2-01-08 "private" h17 piazza dante n.0

La 'dimensione privata' e la questione palestinese

il leitmotiv della pellicola è l'osservazione attraverso gli occhi di una famiglia palestinese costretta ad una drammatica convivenza tra nemici l’evoluzione di un conflitto socio-culturale finora mai scevro da tensioni violente.


Recensione Private (2004) - La 'dimensione privata' e la questione palestinese
Gaza, Palestina. Il docente di letteratura inglese Mohammed vive con la moglie e i suoi cinque figli in una casa situata tra un villaggio palestinese e un insediamento isrealiano. Data la sua posizione strategica per le parti in lotta, l'abitazione ben presto finisce per essere occupata dall'esercito. Ma al sopraggiungere dei soldati israeliani, convinto della possibilità di una pacifica convivenza, Mohammed si rifiuta categoricamente di abbandonare la casa. Inizia così una strana ripartizione logistica che relegherà il professore con la sua famiglia al pian terreno e trasformerà il primo piano dell'appartamento in una sorta di quartier generale israeliano. Non tutti riusciranno ad accettare serenamente la nuova sistemazione...

Girato a Riace in provincia di Reggio Calabria a partire da un'idea avuta assieme al produttore Mario Gianani, Private è il primo vero film del regista Saverio Costanzo. Un'opera prima nel complesso molto convincente e non solo perché finanziata da colossi come l'Istituto Luce, Rai Cinema e Cydonia, storicamente dall'occhio lungo nell'intravedere prospettive di successo per le loro produzioni. E neppure perché Saverio abbia in qualche modo ricevuto il trattamento privilegiato che malignamente si potrebbe ipotizzare nel caso del figlio di Maurizio Costanzo.
Piuttosto perché con Private per la prima volta a livello internazionale il cinema ci invita alla riflessione su uno dei più cronici e crudi mali del nostro presente, la guerra israelo-palestinese. E lo fa nella speranza di suggerire delle chiavi di lettura che favoriscano in qualche modo la risoluzione del conflitto. Documentare, far conoscere per poi possibilmente intervenire. Un messaggio che emerge forte dal film di Saverio.