bella ciauuu
Mi ha detto che farebbe un prezzo popolare di 10 euro e fa da mangiare sia per i carnivori che pre i vegetariani che per i frugivori...quindi per tutti i gusti.
Ci vediamo domani mattina alle 9.30
Buona serata a tutti
A.N.P.I. Domenica 2 Marzo
L'A.N.P.I. di Chieri ha organizzato una visita nei luoghi dove caddero alcuni partigiani tra marzo-aprile 1945.Lo faranno per portare un fiore, lo faranno per ricordare.
Si andra ad albugnano, Berzeno San Pietro, Castelnuovo Don Bosco, Moncucco, Barzano San Pietro.
Noi parteciperemo e invitiamo tutte/i le/gli antifasciste/i di chieri a farlo.
il ritrovo è alle h9.30 a Porta Garibaldi (monumento degli alpini).
per problemi ed informazioni: 011 811.22.53
I partigiani morti combattendo i fascisti devono essere ricordati.
figli di nessuno
ieri giovedi 21 c'è stata al punto macrobiotico di chieri (Strada Andezeno, 39/41 011 9427337)una gran bella cena. Non solo si è mangiato un sacco di cose ottime spendendo 5euro, ma abbiamo avuto anche il piacere di ascoltare Giuseppe Gastaldi, presidente dell' ANPI di chieri.
Ha parlato della sua vita da bambino, della scelta alla clandestinità all'età di 16 anni. Degli arresti subiti, delle condanne a morte, della liberazione di chieri e del torinese. tutto questo con la passione e la forza di sempre.
Ci siamo lasciati intonando bella ciao. il sig. Gastaldi ci ha detto però che durante la resistenza usavano cantare quest'altra canzone, che non conoscevamo. ve la scriviamo, sperando di ricordarcela giusta.
G.Gastaldi ha perso molti compagni in guerra. Compagni di cui è rimasto solo il dolore dei parenti e lapidi per ricordarli. Il giorno della memoria quelle lapidi sono state inbrattate con svastiche e croci celtiche.
Onoriamo tutti i compagni caduti e invitiamo i chieresi a partecipare il 25 Aprile al corteo e alle successive iniziative.
Nell'italia dove D'Alema va a braccetto con Fini, dove a Torino si chiede di dedicare una via ad Almirante,
dove crescono le sezioni di forza nuova facendo finta di niente, se è possibile ancora la resistenza, noi resistiamo.
il cubo è antifascita.
Fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.
Siamo nati chissà quando,
chissà dove, allevati dalla pura carità;
senza padre senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli in libertà.
Noi viviamo fra i boschi
sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.
Le ragazze d'oggi
son smorfiose,
cercan tizio, cercan caio,
mille cose in quantità.
che ci sappia comandar e dominar,
figli di nessuno che noi siam,
anche a digiuno sappiam sparar.
morti di freddo

In italia nel 2008 sono morte di freddo 4 persone dall'inizio dell'anno.
Rodzosky e Michele e altri 2.
Altri due perchè per i giornali non hanno nome, sono barboni.
Chi muore di freddo muore perché, per la società, non è niente.
è questa la dura realtà;
un pugno in pancia per tutti.
quando sapremo i nomi degl'altri due ve li scriveremo.
fosse solo per sapere quali erano.
il nome cazzo, almeno il nome.
palestina libera
Antisemitismo: la solita, indegna accusa.
E tuttavia fa davvero impressione la generale levata di scudi contro il boicottaggio proposto alla partecipazione di Israele come ospite d’onore alla prossima Fiera del Libro di Torino, questo vociare becero e scomposto che, a partire dai quotidiani a maggior diffusione in Italia come il Corsera e La Repubblica, arriva addirittura ad accostare questa legittima, civile e pacifica dimostrazione alle leggi razziali italiane, all’odio antiebraico, all’antisemitismo.
Così come lascia sgomenti il fatto che queste anime belle si dimostrino, al contempo, indifferenti al trattamento a cui è sottoposta la popolazione della Striscia di Gaza, lasciata senza luce, senz’acqua, senza medicinali, affamata, massacrata.
Ed è davvero insopportabile, a breve distanza dalla ricorrenza in cui siamo chiamati, come ogni anno, a commemorare la Shoah e a batterci il petto gridando “mai più!”, che il cinismo e l’ipocrisia dei media e della politica di casa nostra giudichi assolutamente giustificata, se non opportuna, la condanna dei Palestinesi di Gaza a vivere nelle miserevoli condizioni di un campo di concentramento, dove, a somiglianza del campo di cui narra il film “Schindler’s List”, si rischia ogni giorno di morire per la casualità di un colpo di cannone o di un missile targato Israele.
In questo senso, mi pare opportuno segnalare il bell’articolo di Paola Canarutto recentemente apparso su Il Manifesto.
Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just Peace, ho presentato all'Oms, a Ginevra, la nostra lettera contro l'assedio di Gaza.
Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio dell'elettricità agli ospedali, sollecitandoli a trattare anche della mancanza di acqua potabile e dello sfascio delle fognature.
Poiché sono medico, ho suggerito di denunciare anche la carenza di cibo e l'impossibilità di scaldare le case (mentre Israele minaccia di far mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce alla salute.
L'alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni sono sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei comitati.
Tornando a casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra per dire all'Oms che la fame è nociva!
Alla riunione con gli organizzatori della Fiera del Libro, il consigliere regionale Chieppa del Pdci, il Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino ed io avevamo chiesto di porre gli scritti palestinesi sullo stesso piano di quelli israeliani.
La risposta è stata un No secco.
Al governo israeliano, la Fiera serve da autocelebrazione, per far dimenticare le atrocità compiute. Parteciparvi, anche con spirito «critico», vuol dire stare al gioco.
Non basta far credere al mondo intero che Yehoshua (che vuole il muro), Oz e Grossman siano pacifisti: ad Israele, gli oppositori servono per dimostrare la propria «democraticità». Non si finisce in carcere perché si è di B'Tselem. Halper può manifestare per i palestinesi: lui, non lo arrestano.
Chi è arrestato, torturato e ucciso senza processo, sono gli abitanti dei Territori Occupati, coloni esclusi: sono quelli della «razza» e della religione «sbagliata». Ma, poiché questi non hanno la cittadinanza, Israele si proclama «democratico». Lo è persino con i cittadini non ebrei. Sempre che non mettano in causa l'ebraicità dello stato: in tal caso, se sono importanti, rischiano di finire come Bishara, accusato - con una scusa - di tradimento, onde il suo partito, il Balad, finisse allo sbando (come puntualmente è avvenuto); o, se non lo sono, come i palestinesi cittadini israeliani, uccisi dalla polizia all'inizio dell'Intifada. Per queste uccisioni, Israele ha deciso che nessun poliziotto sarà processato.
Lo sterminio degli ebrei è un crimine incomparabilmente più grave della nakba. Ma Israele ne usa il ricordo, non per rifiutare alleanze con fascisti e simili (che dire dell'alleanza con il regime di Videla? del viaggio di Fini? dell'amicizia di Berlusconi, al governo con una Lega razzista?), ma per cacciare i palestinesi.
A compiere lo sterminio furono tedeschi (e polacchi, italiani, etc.): non palestinesi. Responsabili della nakba, invece, furono coloro che vollero uno stato a maggioranza ebraica, e chi li sostenne (Stalin compreso). I palestinesi funsero da capro espiatorio, come dalle prescrizioni del Levitico: quello su cui scaricare i peccati, prima di mandarlo a morire nel deserto. Peccati, notare, non compiuti affatto dal capro (Lv 16, 10.21s.).
La levata di scudi contro il boicottaggio della Fiera suona male: si prese una posizione analoga nel 2006, quando Israele, con gli Usa e l'Unione Europea (anche l'Italia, cioè) boicottarono i palestinesi, per il voto a Hamas?
Allora, nei Territori Occupati, chiusero scuole ed ospedali: i dipendenti non erano pagati. Durante la prima Intifada, Israele aveva chiuso - per anni – scuole e università palestinesi.
Il rettore dell'università di Al-Quds, Nusseibeh, è in ottimi rapporti con Israele: ha firmato un'iniziativa di pace con Ayalon, ex capo dei servizi segreti. Ciononostante, dentro l'università c'è il muro; per entrare e uscire, gli studenti devono passare un posto di blocco. Stante il muro e i checkpoint, occorrono ore per raggiungere, da Betlemme, l'università di Al-Quds; e sono pochi chilometri.
Questi, va da sé, non rientrano fra i boicottaggi culturali: il mondo – diversamente da Parlato – non considera i palestinesi i nuovi ebrei.
I dirigenti della Fiera hanno tenuto a dirci che questa è fortemente sostenuta dalle autorità istituzionali del Piemonte, sindaco di Torino incluso.
Un paio di anni fa, il Comune di Torino aveva fatto sì che diverse organizzazioni scrivessero un testo per insegnanti («Israele/Palestina. Palestina/Israele». Sussidio Informativo, edito dalla Città di Torino e dal Coordinamento di Comuni per la Pace).
Del libretto, dichiaratamente per la non violenza, avevo preparato il capitolo sui movimenti pacifisti israeliani. Quando lo presentammo, nel settembre 2006, il presidente della comunità ebraica insorse. Ad un incontro successivo, invece, non sono stata invitata. Mi dicono che è andato dal sindaco l'ambasciatore israeliano, per spiegargli l’«inopportunità» del testo, perché «non equidistante».
Risultato: il librino è sparito. Nemmeno chi ha scritto il libro sa se il Comune l'ha mandato al macero, o se ne ha sepolto le copie in un ripostiglio, scelto fra quelli più abitato dai topi.
Per molti, non si può chiedere ad un evento letterario, come la Fiera, di essere «equilibrata». Ma se un testo non piace all'ambasciatore israeliano, basta l'accusa di mancato equilibrio perché il Comune si faccia piccolo piccolo, chieda scusa, e nasconda il libro.
È chiaro che in questo caso non si parla di «censura», di «inutilità» di un boicottaggio antidemocratico. Non s'ha da boicottare Israele: chi lo fa rischia di essere definito «antisemita», magari «nazista». Far scomparire un testo, e (più grave) impedire ai palestinesi di andare a scuola, non è boicottaggio culturale. È normale «democrazia» israeliana (esportata, almeno in un caso, anche qui da noi). E, per Parlato, gli ebrei israeliani sono diversi dai sudafricani bianchi. È vero. Sono peggiori: in Sudafrica lo scopo era di sfruttare i neri, non di espellerli.
Libri di strada
Quanto costa un libro al giorno d’oggi?
Si arriva a spendere anche 20 0 30 euro.
Questo significa che chi non se lo può permettere non legge.
Il collettivo “Spazi autonomi” il sabato mattina mette a disposizione libri per le tasche di tutti. .
Li abbiamo presi nelle nostre case, altri sarebbero stati buttati. Altri ce li hanno donati, altri li abbiamo comprati.
I soldi che vi chiediamo sono un offerta con cui ci date la possibilità di comprare nuovi titoli per continuare questa piccola esperienza di autogestione dal basso.
Libri di tutti per tutti.
Se avete libri di cui volete liberarvi o che volete donarci
portateceli tutti i sabati mattina al centro di documentazione “il cubo” in piazza Dante o chiamate lo
011 9414926(Simone).
Contro il consumismo che vuole buttare i libri invece di farceli scambiare,
rimettiamo in circolazione il sapere a prezzi popolari.
A ciascuno secondo i suoi bisogni, ciascuno secondo le sue possibilità.
Centro di documentazione “Il cubo”
piazza Dante n0.
Le riunioni sono il lunedì alle 21.30
MICROMEGA PROMUOVE QUESTO APPELLO: FATE CIRCOLARE!

Per sottoscrivere la lettera-appello:
<http://www.firmiamo.it/liberad
Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!
L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata
bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente
intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico
di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da
assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti
ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la
quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono
tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso,
oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate –
hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne
di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e
bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza,
mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò
non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che
la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione.
Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che
condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito
provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne,
faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e
l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano
espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare
l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di
esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in
tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba
aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce
l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di
contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento
dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati
programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e
rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di
una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più
disposte a compromessi.
PRIME FIRMATARIE:
/Simona Argentieri//Natalia Aspesi//Adriana Cavarero//Isabella Ferrari//Sabina Guzzanti//Margherita Hack//Fiorella Mannoia//Dacia Maraini//Alda Merini//Valeria Parrella//Lidia Ravera//Elisabetta Visalberghi/
Per sottoscrivere la lettera-appello: www.firmiamo.it/liberadonna